Proiezione del film 'Vertine'. Regia di Otto Preminger. Interpreti: Gene Tierney, Dana Andrews,
Clifton Webb, Vincent Price, Judith
Anderson
OR. USA, 1944 Durata 85’, b/n
Oscar per la miglior fotografia (1944)
Il film, tratto dal romanzo di Vera Caspary, è un
noir girato quasi esclusivamente in interni lussuosi
e con protagonisti appartenenti alla medio-
alta borghesia: il corpo di una donna, che si
ritiene sia Laura Hunt, viene trovato privo di vita
e col volto sfigurato. Il detective Mark McPherson,
incaricato delle indagini, interroga gli
ambigui amici della vittima rimanendo intanto
sempre più affascinato dal ritratto della donna che campeggia nel soggiorno dell’appartamento,
diventandone in breve tempo ossessionato.
La regia di Preminger è raffinata ed elegante.
Nucleo centrale, su cui ruota Vertigine, è Laura,
o, per meglio dire, il suo ritratto. Il dipinto è in
quegli anni un topos del cinema noir. Oltre a
costituire un chiaro richiamo meta-cinematografico
nei confronti del riquadro dello schermo, il
ritratto conferisce alla figura femminile un ruolo
ideale, o per meglio dire, idealizzato. Cosa altro
non è, Laura, se non la proiezione (del desiderio)
maschile? Un’immagine “animata” dallo
sguardo del poliziotto? Il quadro mette dunque
in risalto la centralità del ruolo dell’occhio
(maschile) – che è il soggetto -, nei confronti
dell’oggetto guardato – la donna. Nel film, tutti
desiderano Laura, che si fa figura fantasmatica,
simulcrale, e mortuaria.